centro di formazione sulla relazione e le dinamiche relazionali tra l'umano e gli altri animali

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PERCORSO SUL CAVALLO COGNITIVO

Un percorso formativo lungo e molto tecnico, capace di dare granitiche competenze di base a coloro che vogliono entrare nel mondo della zooantropologia applicata agli equini (cavalli e asini), che si sta sviluppando con sempre più vigore sia in ambito accademico, che di ricerca che di pratica quotidiana. Etologia, benessere, cognizione, apprendimento, cavalli problematici, crescita personale mediata dal cavallo, argomenti che rappresentano un importante viaggio di crescita in un mondo nuovo.

Sparta sta sempre più diventando forte spartiacque, acquisendo notevole credibilità, tra una vecchia ed una nuova immagine del cavallo, dell’asino e delle relazioni tra animale ed uomo.

Un’opportunità che verrà colta con sicuro entusiasmo questa del percorso di zooantropologia equina applicata.

Programma completo: PDF – Percorso zooantropologia equina applicata

Le iscrizioni sono aperte nel mese di settembre. Il primo modulo si terrà ad ottobre.
Iscrizioni percorso: Entro il 30 settembre 2011.
Costo percorso: 2.160,- Euro .

Pagamento:
Procedure di pagamento delle quote attraverso vaglia online intestato Francesco De Giorgio (Associazione SPARTA) – via delle Pantane – 00010 – Montorio Romano (RM), con invio via mail del numero di riferimento e della parola-chiave.

Per ulteriori informazioni: sparta.formazione@gmail.com oppure 339 1687198
La pubblicità è uscita su Cavallo Magazine dove seguiranno altre notizie.

Francesco De Giorgio e José Schoorl, due formatori e due professionisti di importante valore, legati nella vita e nel lavoro tra i cavalli.

COMUNICARE CON IL TUO CAVALLO

Comunicare significa “mettere in comune”, significa condividere qualcosa da entrambe le parti,  significa mischiare i propri messaggi, le proprie idee, le proprie informazioni.

Si sente spesso parlare di migliorare la comunicazione tra cavallo e uomo. Ma si parla spesso però di una comunicazione unidirezionale, con intenti prevalentemente addestrativi, tesi ad avere integrale controllo del cavallo così come accade ad esempio nella Natural Horsemanship, dove il campo espressivo del cavallo è piuttosto limitato ed i meccanismi relazionali sono di stampo comportamentista, behaviourista, meccanicista.

La comunicazione reale invece è ad orientamento dialogico e richiede diversi paradigmi ed altri approcci, come quello zooantropologico. In questo caso l’umano lascia sempre pieno campo espressivo al cavallo. Il cavallo con significativi livelli di libertà d’espressione, comunica meglio sul piano dialogico, formando insieme all’umano una comune piattaforma di crescita, che si sviluppa attraverso vissuti comuni ed esperienze condivise.

Comunicare realmente sviluppa anche benessere per entrambi, sviluppando infatti reciproche soglie di fiducia, si sviluppa anche rilassamento relazionale ed un miglior apprendimento di stampo cognitivo.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto:  Sparta

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

EVOLUZIONE DEL CAVALLO E DELL’UOMO: IL FATTORE CO-

Per “fattore CO-” si possono intendere molte cose: co-ntaminazione, co-ordinarsi, co-operare, co-formarsi, co-apprendere. In questo post parleremo invece di co-evoluzione, quello sviluppo misto naturale e culturale, che ha visto come protagonisti il cavallo e l’uomo letteralmente mischiati, nel bene e nel male nelle loro esistenze.

I cavalli odierni, non sono zebre. Questa mia affermazione è fondamentale per comprendere il “fattore co-“, in questo caso di contaminazione tra uomo e cavallo che nei milleni si è prodotto. Un vero e proprio mischiarsi tra uomo e animale, così come fu prima per il lupo che diventò cane, accadde anche per il cavallo selvatico che diventò semplicemente “il cavallo”.  Nell’arco dei millenni in cui cavallo e uomo si sono co-domesticati, c’è stato un vero e proprio reciproco cambiamento. Il cavallo è cambiato, ma anche l’uomo.

Ora per entrambi, per cavallo e uomo, esiste una nuova possibilità, prendere una via di co-rinselvatichimento. Per ritrovare all’interno della relazione le proprie radici più primigenie. Una co-devoluzione positiva che porta per entrambi una riscoperta della loro parte più arcaica, più vera.

L’approccio zooantropologico, in particolare quello applicato al cavallo, dona proprio questa possibilità, il rinselvatichirsi, riscoprendo tutte quelle competenze possedute ma che erano andate perse.

Il cavallo passa dalla dimensione di isolamento in scuderia, a quella del pascolo sociale;  l’uomo passa dalla deprivazione sensoriale di un contesto cittadino a quella di ri-arricchimento percettivo in un contesto naturale.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: sorgente internet

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

RISPETTARE O TOLLERARE

Cos’è la differenza tra rispettare o tollerare? Se la vediamo da un punto di vista di risultati, possono sembrare simili. Un impiegato che viene ripreso per qualcosa che non fa parte delle sue mansioni, potrebbe comunque scegliere di farlo per evitare rappresaglie, ma non significa che lo fa per rispetto. Si tratta in realtà di tolleranza. Il manager con scarsa consapevolezza relazionale probabilmente si sente rispettato.

Il rispetto è invece qualcosa che viene percepito perche riconosci o stimi i valori o l’essenza di un altro. L’essere rispettato dunque non è legato al saper ottenere il comportamento appropriato dell’altro, ma è una sensazione positiva nei confronti dell’altro, o della qualità dell’altro.

Se facciamo un parallelo con i cavalli, all’animale nella doma viene insegnato a tollerarci. Viene condizionato nel rapporto con l’uomo con comportamenti che definiamo come “segni di rispetto”. E noi ci sentiamo gratificati con il presunto rispetto.

Non fraintendere le due dimensioni, richiede innanzitutto il rispetto di se stessi, imparando ad investire nella conoscenza di sé, nell’accettazione di sé, percependo bene se stessi nell’interazione con l’altro, a prescindere dai comportamenti dell’altro, per trovare una centratura che crea apertura, spazio per espressività e scelta, creatività nel dialogo invece di rigidità, cosi verso il cavallo, cosi nelle relazioni umane.

Autore testo: José Schoorl | foto: José Schoorl

Per sviluppare maggiore consapevolezza di sé nell’interazione con l’altro, segui il tuo percorso di crescita personale mediato dal cavallo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

PNHT: Post Natural Horsemanship Trauma

Nell’ultimo decennio si è andata sempre più sviluppando la Natural Horsemanship, una forma di addestramento basata sull’applicazione meccanicistica del rinforzo negativo. Questa metodica che è stata poi sviluppata da varie scuole d’oltreoceano (ad es: Parelli, Roberts, Resnick), seduce il proprietario di cavallo che con esse trova delle efficaci forme di controllo dell’animale. Questo controllo però è generalmente solo apparente, infatti il cavallo sottoposto a queste metodiche di addestramento, apprende reattivamente e superficialmente. Il cavallo viene letteralmente condizionato a rispondere precisamente alle richieste dell’uomo e così facendo soddisfare le aspettative antropocentriche di performance.

Ma l’essere cavallo è un essere complesso, un sistema collegato a numerose variabili interne che rispondono ad altrettante numerose variabili esterne. La combinazione di tali variabili non è mai una scienza esatta matematica ed è per questo che molti, moltissimi, cavalli risponde molto negativamente a queste tecniche, arrivando ad esprimere forti squilibri emozionali dovuti alle pressioni, spesso invasive, che gli vengono applicate al fine di avere eccellenti performance addestrative (e non di relazione). Tali squilibri emotivi si manifestano con stati di tensione muscolare più o meno evidente, varie forme di aggressività più o meno ritualizzata, comportamenti bipolari depressivo-reattivi, fenomeni di ansia generalizzata.

Quello che, come nel caso di questi approcci, viene definito naturale, in realtà è totalmente fuori dal contesto di riferimento naturale per un cavallo. I fautori di queste vie “naturali”, affermano che i loro modelli si basano sull’osservazione dei cavalli in natura ed hanno per questo valore scientifico etologico. In realtà in natura le cose stanno molto diversamente e l’estrapolazione delle “dome naturali” non renderà mai onore realmente alle caratteristiche di specie dell’animale cavallo, apportando invece più spesso danni fisici, mentali e di relazione.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: sorgente internet

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

LA MENTE SOCIALE DEL CAVALLO

L’intellingenza sociale del cavallo è un elemento di grande interesse e rilevanza anche nelle attività di relazione con l’umano. La mente sociale di questo animale spesso viene deprivata proprio nelle attività con l’umano. Il cavallo viene isolato, spesso precocemente, perdendo in questo modo la sua possibilità di crescere attraverso l’esperienza con gli altri, con i più giovani in apprendimento comune o con i più grandi come guide e maestri.

Preservare la mente sociale del cavallo ha un grande significato sul suo benessere psico-fisico e per aumentare i suoi livelli di apprendimento cognitivo, oltre che sviluppare ulteriori capacità relazionali.

Un branco di cavalli può essere visto come una rete di cervelli o meglio come un unico sistema complessivo d’apprendimento e relazione.

Più cervelli in connessione, significano più informazioni elaborate da diversi punti di vista, tanti quanti sono i componenti del branco.

La mente sociale del cavallo è strumento utile nel viaggio relazionale che lo unisce all’uomo. Nell’approccio zooantropologico il cavallo non viene mai isolato dal branco, ma il branco stesso diventa ambiente formativo d’elezione. Il cavallo apprende dagli altri, apprende dall’interazione dell’uomo con gli altri, apprende dalle dinamiche interne ed esterne al branco.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: M. Louter

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

LA VITA DEI CAVALLI MASCHI IN NATURA

Nei cavalli che vivono in natura, sia allo stato selvatico come ad esempio  i Prezwalski in Mongolia ed i Mustang in Nord America, sia allo stato brado come ad esempio i cavalli di Esperia e i cavalli della Giara in Italia, la struttura sociale consiste principalmente in un gruppo di femmine (harem), con loro peculiari dinamiche. Il branco viene protetto da pericoli esterni e viene gestito nei momenti rispoduttivi generalmente da un solo maschio, lo stallone residente.

I puledri maschi che nascono, tra il primo e il secondo anno di vita, vengono allontanati dallo stallone residente, in quanto iniziano a mostrare interesse verso le femmine dell’harem.

I giovani maschi allontanati dal branco di origine, spesso si uniscono tra loro e formano una “banda di scapoli”. In quella dimensione vivono crescendo per molti anni, anche per tutta la vita se non trovano l’opportunità di conquistare un proprio branco.

Gli scapoli vivono in grande solidarietà la loro condizione, per loro fondamentale vivere gran parte della vita tra altri maschi. Si allenano, diventando solidi dentro e fuori.

Un maschio che non ha la possibilità di vivere una lunga e consistente parte di vita insieme ad altri maschi, acquisisce minori strumenti di conoscenza e consapevolezza.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: sorgente internet

Per sviluppare maggiore conoscenza sullo stallone e sulle caratteristiche di relazione tra stalloni e tra stallone e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

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