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ETO-ZOOANTROPOLOGIA APPLICATA: IL SISTEMA BRANCO

Lavorare con un branco di cavalli in modalità eto-zooantropologicamente corretta, significa prima di tutto considerare quel gruppo di organismi, come un sistema complesso.

Infatti un branco non è solo un insieme di organismi, ma può essere considerato a tutti gli effetti un organismo unico in cui tutti gli elementi sono in stretta relazione, compreso l’uomo.

Possiamo immaginare tutti i cavalli in stretta comunicazione tra essi, con il contesto esterno, con l’uomo e con ogni altro elemento presente come un sistema di cellule nervose con le loro affascinanti e spettacolari sinapsi.

E così anche nel sistema branco, così come nel sistema neuronale, la comunicazione è molto stretta e costante.

Nelle immagini che seguono potete osservare una tipica attività quotidiana a Sparta.

Provate ad osservare queste immagini unendo tutti gli elementi come sinapsi. Tracciate una linea tra un cavallo e l’altro, tra me e Pioggia (la cavalla grigia), tra Pioggia e Sparta il suo puledro, tra le altre cavalle e me, tra Sparta il puledro e Taku il cane e così via. Cosa riuscite a cogliere? Quali sono i messaggi che vengono coinvolti all’interno della scena osservata e quali messaggi giungono a voi che la osservate?

Lavorare quotidianamente in queste modalità significa arricchire molto i piani dimensionali etologici e zooantropologici, così come cresce un contesto neuronale libero di svilupparsi attraverso le sue sinapsi.

Questo vale sia per il cavallo, sia per la persona e per ogni altro elemento.

Testo: Francesco De Giorgio | Foto: José Maria Schoorl

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PNHT: Post Natural Horsemanship Trauma

Nell’ultimo decennio si è andata sempre più sviluppando la Natural Horsemanship, una forma di addestramento basata sull’applicazione meccanicistica del rinforzo negativo. Questa metodica che è stata poi sviluppata da varie scuole d’oltreoceano (ad es: Parelli, Roberts, Resnick), seduce il proprietario di cavallo che con esse trova delle efficaci forme di controllo dell’animale. Questo controllo però è generalmente solo apparente, infatti il cavallo sottoposto a queste metodiche di addestramento, apprende reattivamente e superficialmente. Il cavallo viene letteralmente condizionato a rispondere precisamente alle richieste dell’uomo e così facendo soddisfare le aspettative antropocentriche di performance.

Ma l’essere cavallo è un essere complesso, un sistema collegato a numerose variabili interne che rispondono ad altrettante numerose variabili esterne. La combinazione di tali variabili non è mai una scienza esatta matematica ed è per questo che molti, moltissimi, cavalli risponde molto negativamente a queste tecniche, arrivando ad esprimere forti squilibri emozionali dovuti alle pressioni, spesso invasive, che gli vengono applicate al fine di avere eccellenti performance addestrative (e non di relazione). Tali squilibri emotivi si manifestano con stati di tensione muscolare più o meno evidente, varie forme di aggressività più o meno ritualizzata, comportamenti bipolari depressivo-reattivi, fenomeni di ansia generalizzata.

Quello che, come nel caso di questi approcci, viene definito naturale, in realtà è totalmente fuori dal contesto di riferimento naturale per un cavallo. I fautori di queste vie “naturali”, affermano che i loro modelli si basano sull’osservazione dei cavalli in natura ed hanno per questo valore scientifico etologico. In realtà in natura le cose stanno molto diversamente e l’estrapolazione delle “dome naturali” non renderà mai onore realmente alle caratteristiche di specie dell’animale cavallo, apportando invece più spesso danni fisici, mentali e di relazione.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: sorgente internet

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

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