centro di formazione sulla relazione e le dinamiche relazionali tra uomo e cavallo

Posts tagged ‘espressione’

ESPRIMERSI LIBERAMENTE

Esprimersi liberamente, richiama alla mente immagini di situazioni dove siamo frenati a farlo dal contesto o da altre persone. In realtà siamo noi stessi i primi a frenare la nostra espressività.

A volte ci freniamo per dubbi o per paura delle conseguenze che puo’ avere il nostro comunicare. Ad esempio la difficoltà di dire quanto vuoi bene a qualcuno, che può essere a causa del non saper affrontare le emozioni o per la preoccupazione che la cosa non è reciproca.

C’è anche il contrario dove ci esprimiamo “troppo”, li dove il nostro esprimerci è reattivo, condizionato dagli impulsi esterni, invece di ascoltarci e rielaborare il proprio pensiero: una ragazza con un cavallo agitato, che non sta fermo, comincia ad agitarsi anch’essa arrivando a strillare più volte “smettila, fermati !!”. Quanto è libera realmente nella sua espressività in quel momento?

Un semplice: “capisco la tua agitazione”, permette a noi una presa di coscienza su come ci sentiamo e cosa vogliamo trasmettere.

La libertà di esprimerci nel modo che ci rappresenta può iniziare solo dentro noi stessi.

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RISPETTARE O TOLLERARE

Cos’è la differenza tra rispettare o tollerare? Se la vediamo da un punto di vista di risultati, possono sembrare simili. Un impiegato che viene ripreso per qualcosa che non fa parte delle sue mansioni, potrebbe comunque scegliere di farlo per evitare rappresaglie, ma non significa che lo fa per rispetto. Si tratta in realtà di tolleranza. Il manager con scarsa consapevolezza relazionale probabilmente si sente rispettato.

Il rispetto è invece qualcosa che viene percepito perche riconosci o stimi i valori o l’essenza di un altro. L’essere rispettato dunque non è legato al saper ottenere il comportamento appropriato dell’altro, ma è una sensazione positiva nei confronti dell’altro, o della qualità dell’altro.

Se facciamo un parallelo con i cavalli, all’animale nella doma viene insegnato a tollerarci. Viene condizionato nel rapporto con l’uomo con comportamenti che definiamo come “segni di rispetto”. E noi ci sentiamo gratificati con il presunto rispetto.

Non fraintendere le due dimensioni, richiede innanzitutto il rispetto di se stessi, imparando ad investire nella conoscenza di sé, nell’accettazione di sé, percependo bene se stessi nell’interazione con l’altro, a prescindere dai comportamenti dell’altro, per trovare una centratura che crea apertura, spazio per espressività e scelta, creatività nel dialogo invece di rigidità, cosi verso il cavallo, cosi nelle relazioni umane.

Autore testo: José Schoorl | foto: José Schoorl

Per sviluppare maggiore consapevolezza di sé nell’interazione con l’altro, segui il tuo percorso di crescita personale mediato dal cavallo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

LA VITA DEI CAVALLI MASCHI IN NATURA

Nei cavalli che vivono in natura, sia allo stato selvatico come ad esempio  i Prezwalski in Mongolia ed i Mustang in Nord America, sia allo stato brado come ad esempio i cavalli di Esperia e i cavalli della Giara in Italia, la struttura sociale consiste principalmente in un gruppo di femmine (harem), con loro peculiari dinamiche. Il branco viene protetto da pericoli esterni e viene gestito nei momenti rispoduttivi generalmente da un solo maschio, lo stallone residente.

I puledri maschi che nascono, tra il primo e il secondo anno di vita, vengono allontanati dallo stallone residente, in quanto iniziano a mostrare interesse verso le femmine dell’harem.

I giovani maschi allontanati dal branco di origine, spesso si uniscono tra loro e formano una “banda di scapoli”. In quella dimensione vivono crescendo per molti anni, anche per tutta la vita se non trovano l’opportunità di conquistare un proprio branco.

Gli scapoli vivono in grande solidarietà la loro condizione, per loro fondamentale vivere gran parte della vita tra altri maschi. Si allenano, diventando solidi dentro e fuori.

Un maschio che non ha la possibilità di vivere una lunga e consistente parte di vita insieme ad altri maschi, acquisisce minori strumenti di conoscenza e consapevolezza.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: sorgente internet

Per sviluppare maggiore conoscenza sullo stallone e sulle caratteristiche di relazione tra stalloni e tra stallone e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

PILASTRI COGNITIVI NELLA FORMAZIONE DEL CAVALLO

La differenza tra doma e formazione cognitiva è sostanziale.

Nei percorsi cognitivi il cavallo apprende diversamente e con maggiore consapevolezza.

Nella doma convenzionale ed in quella definita “naturale o etologica o dolce”, le strutture maggiormente impattate dalle sessioni di lavoro sono quelle del cervello emotivo (amigdala, ippocampo, talamo, ipotalamo); in questi percorsi il cavallo viene sottoposto a tutto quello che viene definito condizionamento operante, nel 90% dei casi attraverso l’applicazione del rinforzo negativo a valenza emotivo-reattiva o nella restante percentuale dei casi con il rinforzo positivo (clicker training).

La via cognitiva-relazionale è invece rappresentata da pilastri che danno una valenza diversa a tutto il processo:

– Primo pilastro: le sessioni si svolgono in un contesto sociale intraspecifico

– Secondo pilastro: viene stimolata l’esplorazione del contesto e degli strumenti d’apprendimento

– Terzo pilastro: fondamentale è il concetto di esperienza reale e non simulata

– Quarto pilastro: la libertà di scelta e d’espressione da parte del cavallo

– Quinto pilastro: il fattore tempo con sessioni d’apprendimento ridotte

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto:  José Schoorl

Per sviluppare maggiore conoscenza sul cavallo e sulle caratteristiche di relazione tra cavallo e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

BENESSERE DI UN PULEDRO

Per favorire il benessere di un puledro è fondamentale che cresca a contatto non solo con la madre, ma anche con il resto del branco ed altri puledri.

Se poi il puledro è maschio, ad un certo punto della sua crescita inizierà a direzionare il suo interesse verso i maschi coetanei o più adulti.

In natura, dopo l’anno di età, i puledri lasciano il branco di origine anche grazie alle pressioni dello stallone residente e vanno a formare i cosidetti branchi di scapoli, dove si allenano a formare la loro individualità, soggettività e a fare esperienze per un giorno avere l’eventuale possibilità di spodestare lo stallone residente di un branco.

Nel contesto convenzionale lo svezzamento avviene troppo precocemente e spesso la destinazione del puledro è l’isolamento in box o in paddock. Se resta stallone, in ottica convenzionale, il suo futuro sarà frustrante e carico di malessere.

In ottica zooantropologica, così come accade a Sparta, gli stalloni invece vivono insieme esprimendo grande solidità, equilibrio e carattere.

Autore testo: Francesco De Giorgio | foto: José Schoorl

Per sviluppare maggiore conoscenza sul puledro e sulle caratteristiche di relazione tra puledro e uomo, segui il tuo percorso formativo nella Riserva Zooantropologica Sparta.

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