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ARVOL LOOKING HORSE: LA CULTURA NATIVA LAKOTA A SPARTA

COMUNICATO STAMPA

La Riserva Sparta ha organizzato insieme ad altre associazioni, “Il Cerchio” – Coordinamento Nazionale di supporto ai/dai Nativi Americani, Associazione “CiampaCavallo” e Ass.ne Culturale “Hunkapi”, un momento di interscambio culturale tra i cavalli con Arvol Looking Horse, custode della sacra pipa del popolo Lakota 

Un momento di importante contaminazione culturale nell’ambito della relazione tra cavallo e umano

Riserva Sparta | www.spartariserva.com | Roma.- 13 settembre 2011 | si è dato il via all’organizzazione dell’incontro con Arvol Looking Horse, che si terrà il 02 ottobre 2011, dalle 09.30 alle 12.30 nella Riserva Sparta. Arvol Looking Horse fa parte della 19° generazione dei custodi della sacra pipa e per questo è uno dei principali riferimenti della cultura del Popolo Nativo Nordamericano Lakota.

Arvol Looking Horse e’ nato nella riserva Cheyenne River Reservation nel Sud Dakota nel 1954.  Cresciuto dai nonni Lucy e Thomas Looking Horse, ha imparato la cultura e credenze spirituali dei Lakota.  All’eta’ di soli dodici anni gli viene data la responsabilita’ di diventare il Portatore della Pipa del Sacro Bisonte Bianco. Il suo lavoro e’ stato interminabile nell’impartire lezioni sulla liberta’ di religione, protezione dei siti sacri e sopravvivenza della sua cultura.  Il suo lascito vivente e’ di riportare orgoglio e restituzione alle terre, cultura e spiritualita’ dei Lakota, Dakota e Nakota.

La sua venuta a Sparta rientra in un viaggio che sta compiendo in Europa per la promozione di un film-documentario dal titolo “Spirits for sale”.

Afferma Francesco De Giorgio, responsabile Sparta: “Un incontro importante che preannuncia notevoli considerazioni, nuovi spunti di riflessione e nuove consapevolezze tra i cavalli spartani e con la cultura nativa Lakota. Un dialogo tra culture che hanno al centro la relazione autentica tra cavallo e uomo.”. José Maria Schoorl, responsabile Sparta, precisa: “Capire veramente il suo punto di vista, senza cadere nell’evocazione suggestiva dei nativi americani che tanto va di moda attualmente, ma uno scambio alla pari, concreto e sostanziale, così come lo stesso Arvol auspica.”